mercoledì 21 marzo 2012

BOELLIS, LA SARTORIA DEL CAPELLO SU MISURA

Se avete programmato una vacanza in quei di Napoli e dintorni, o ci dovete andare anche solo per un viaggio d'affari, non potete ripartire senza esser andati dal sarto per i capelli per antonomasia: il barbiere Boellis.


La sua storia inizia nel 1924 a Napoli da Don Antonio, il capostipite. Da quella data ad oggi nulla è cambiato. La barba, i capelli e molto altro ancora viene svolto con la stessa cura e la stessa classe, ma anche la stessa professionalità, con cui si svolgeva nei primi anni del 1900.



Boellis non è uno dei tanti barbieri. No. E' il barbiere per eccellenza di nobili e notabili. Appena si entra si respira quell'aria tipica dei salotti d'altri tempi, dove la storia come per magia riprende a vivere e a consegnare quella bellezza immaginata solo su libri e disegni d'epoca.


Ad accoglierci c'è Michele e la sua gentilezza. Lui è la storia che continua di generazione in generazione. Nel suo salotto non ci sono rumori. C'è una grande orchestra composta da forbici, rasoi e pettini che magistralmente compongono un inno particolare: quello alla gioia del cliente.


Di egual fascino sono le sue fragranze per uomo. Esse sono il frutto di saperi antichi che ormai oggi hanno incotrato il ventunesimo secolo, in termini di abitudini ed esigenze.




Michele Boellis lo potete andare ad incontrare personalmente a Napoli nel suo salotto in via Vetreia a Chiaia 9 al primo piano, in pienissimo centro storico. Oppure se avete voglia di fargli una telefonata potete farlo allo 081/417231. Già dalla sua voce potete iniziare a capire come la storia diventa realtà.


lunedì 12 marzo 2012

SARTORIA PANICO, una classe del su misura aristocratica

Da quando sono uscito dal suo salotto-sartoria, non è trascorso molto tempo. Le sensazioni provate furono moltissime, tanto da tormentarmi, ovviamente in positivo, ancora nei giorni successivi. I miei occhi sono ancora là, fermi a quel 29 aprile, quando, alle undici e trenta, suonai il campanello del suo salotto-laboratorio. Ancor prima di recarmi a Napoli per intervistarlo , capii, dalla voce e da alcune immagini scovate in internet, che si trattava di un uomo in possesso di una grande personalità, abbinata ad una vocazione al buon gusto aristocratico. Passò qualche secondo tra il suono del campanello e l'aprirsi della porta, della sua porta.


Aprendomi, il maestro Antonio Panico in persona, non aprì una semplice porta, ma andò oltre: aprì la porta della sua vita. Mi fece accomodare su di un divanetto dal sapore antico, mentre lui era a fianco a me, a bordo di una poltrona simile al suo carattere: riservato, autoritario ed educato al tempo stesso. Non era solo; insieme a lui vi era il fumo della sue sigarette, appariva come una guardia del corpo inseparabile. Iniziai a porgergli la mia prima domanda, era legata alla sua vita. Mi disse subito che non era indispensabile; lui voleva solo manifestarmi la sua tristezza nel vedere che quello del sarto non è più un mestiere ambito dai giovani. Inizialmente mi diede l'impressione di non voler parlare molto.....penso faccia parte del suo carattere.


Ma dopo una breve chiacchierata ecco la svolta: iniziò a raccontarmi chi è il maestro Antonio Panico. Partì da lontano. Ovvero da quando, a soli 12 anni, suo padre lo pose dinanzi ad una scelta: "o vai in collegio oppure ti scegli un mestiere". Antonio scelse la seconda opzione, scegliersi un mestiere. Abitava a Casalnuovo, il paese dei sarti, a due passi da Napoli. La scelta fu quasi obbligatoria: entrare in sartoria. La sua vita però cambiò quel 4 luglio del 1954 quando - a bordo del pullman 230 con destinazione Napoli piazza De Martiri - approdò alla sartoria Angelo Blasi, la regina di tutte le sartorie. Li si formò professionalmente ed umanamente: la sartoria per lui fu una vera e propria scuola di vita. Una scuola di vita fatta di rispetto e regolamenti ferrei, dove la competizione era continua.


E dove chi era professionalmente inferiore doveva dare del voi a chi era superiore, anche con un anno di differenza. Era mezzogiorno quando una voce femminile interruppe l'intervista: "maestro Panico, ci sono le tasche da segnare". Il maestro a quel punto si alzò per andare a svolgere uno dei tanti amati riti della sartoria. Dopo un paio di minuti ritornò, rimettendosi seduto, proprio per rientrare nel suo passato interrotto. Ritornò infatti con la mente, e con il cuore, tra i banconi della sartoria Blasi. E più precisamente quando, a soli 17 anni, dopo cinque trascorsi all'interno, si licenziò per andare da un altro sarto; noto per la cura maniacale dedicata a ciascun abito. Li ci rimase altri due anni e mezzo, fino a quando si rese conto, a soli 23 anni, di "avere la stoffa" per aprire una sartoria tutta sua.


Ma la vita però, valutando il suo indiscusso talento, aveva già pensato di farlo entrare nell'olimpo della sartoria. Infatti, nel 1960, ricevette la proposta più ambita da tutti i sarti di allora: lavorare nel laboratorio di Gennaro Rubinacci. La posta in gioco era altissima: Antonio fu chiamato a sostituire non un sarto qualsiasi, bensì l'altro re della sartoria partenopea: Vincenzo Attolini. I sarti di allora erano sicuri: il giovane Antonio non sarebbe rimasto più di un mese a fare il sarto per Rubinacci. Invece, col passare del tempo, si dovettero ricredere tutti quanti, perchè il maestro Panico ci rimase per ben 23 anni! Nonostante il suo ruolo fosse molto ambito nel '91 decise che fosse venuto tempo di riaprire una sartoria tutta sua, nello stesso edificio dove mi fece sedere lo scorso 29 marzo. E da quel 1991 nella sua sartoria il maestro Panico è il primo ad entrare e l'ultimo ad uscire.

Maestro Panico, da cosa si riconosce un suo abito e quante ore servono per costruirne uno?
"Intanto si distingue in mezzo ad altri abiti. E questo avviene perchè i miei abiti hanno un'anima, un bel profilo e "tanti difetti". Io non sono capace di creare un abito privo di grinze; perchè in quelle grinze ci sono i miei segreti e quelli fisici di ciascun cliente. Inoltre i miei abiti non si sentono addosso: te ne accorgi di avercelo addosso solo quando devi andare a letto per dormire. Mentre per quanto riguarda la seconda di domanda, non le so dare una risposta in termini di ore, perchè ogni volta ci trovo qualcosa da rifare; io non mi accontento mai".





mercoledì 7 marzo 2012

DAVIDE SOLAZZI, un genio del gemello da uomo

Vedendo i suoi gioielli non si può che rimaner incantati. Poi, se per caso si avesse il culto dei i gemelli da uomo, beh...si rimane addirittura senza parole. Si perchè Davide Solazzi non è un gioielliere come tanti altri, lui il gemello, e non solo, te lo disegna come vuoi tu. Lo crea su misura, ricercando materiali preziosi, capaci di far ingelosire senza mai accedere. Il suo teorema, quello solazziano appunto, prevede una perfetta simbiosi tra eccentricità e sobrietà.




Da lui, a Parma,  non ti puoi aspettare di trovare una collezione di gemelli da uomo immensa. Da lui vai, esponi la tua idea, ascolti la sua, insieme trovate un buon compromesso e poi aspetti che il prototipo prenda forma, almeno su carta.


E solo dopo aver ricevuto il tuo "si va bene, mi piace proprio" lui si mette all'opera, andando a creare quello che fino a ieri era un tuo sogno, un tuo desiderio. E rimarrà solo e soltanto tuo perchè lui realizza solo pezzi unici. Nel disegno, così come nella realizzazione, Davide non ama fare il calcolo delle ore lavorative; si lascia trasportare ogni volta da una corrente seduttiva, composta da una voglia di miglioramento continuo e, soprattutto, da una passione sfrenata per il proprio lavoro: questo è il suo segreto. Segreto capace di renderlo unico nel suo genere.


Un'altra colonna portante del teorema solazziano è certamente quella legata alla voglia di innovare, senza mai ripetersi; infatti passa gran parte del suo tempo a ricercare nuove pietre, nuove forme, nuove ispirazioni. Ispirazioni capaci di nascere per caso, magari dopo un dialogo con un cliente, oppure vedendo un abito, una pietra antica o un brillante particolare. Davide Solazzi è diventato tale senza l'apporto di nessuna raccomandazione. Tant'è che a sedici anni è costretto ad abbandonare la scuola a causa di un brutto incidente in motorino. Doveva trovare un lavoro che gli permettesse di non stancarsi molto, rischiava di perdere una gamba. Nel 1983 entra nella gioielleria dove sua madre faceva la commessa a Parma; li ci rimase sino al '95.



Nel giro di dodici anni impara ogni segreto dell'arte orafa, girando anche altri laboratori. La svolta avvenne proprio nel 1995, quando decide di aprire un laboratorio tutto suo, sempre a Parma. Un laboratorio in grado, in poco tempo, di far emergere tutto il suo talento. La specializzazione in gemelli da uomo arriva un paio d'anni dall'apertura del suo laboratorio, grazie ad un avvocato: Fulvio Villa. Da quell'incontro riesce a scoprire l'universo dei gemelli, fatto di colori, passioni, gusti e desideri. Se ne innamora e a distanza di dieci anni, Davide e l'avvocato Fulvio, non perdono mai l'occasione di confrontarsi; l'obbiettivo è quello di creare continuamente nuove idee.



martedì 6 marzo 2012

BESTETTI, quando la scarpa diventa opera d'arte

Del talento di Riccardo Freccia Bestetti ve ne avevo parlato già qualche settimana fa. Queste nuove immagini non hanno bisogno di commenti. Non possono far altro che confermare tutta la sua bravura tecnica ed estetica.


Come potete notare chiamarle scarpe fatte a mano non basta più. Si tratta infatti di scarpe la cui linea, colorazione e forma non ha nulla a che vedere con il 90% della concorrenza italiana. Dando per scontato il confort e la qualità tecnica, quello dell'esteriorità è il vero spartiacque tra il calzolaio di un tempo, cioè quello a cui interessava salvaguardare solo il vessillo del fatto a mano, e quello esteta. Cioè, quest'ultimo, certamente più moderno, in grado di migliorarsi tecnicamente attraverso ciò che appare. Un esempio? Le immagini appena sotto.





mercoledì 29 febbraio 2012

STARITA CAMICIE, camicie su misura da cinquant'anni

Salvatore Starita è una persona seria, sincera e senza troppi peli sulla lingua. Per lui la camicia è vestibilità, vestibilità e poi ancora vestibilità. Tutto il resto è superfluo. Infatti, ha affermato, "il buon camiciaio lo si vede dalla linea che da alle proprie camicie e dal come poi risutano indosso al cliente".

La sua esperienza non ha bisogno di commenti. Sarto sin da ragazzo, specializzato in divise militari, e poi camiciaio. Dunque abbina la grande capacità tecnica di un sarto con quella di sua moglie: camiciaia da sempre. Le sue camicie vengono realizzate tutte dalle sue mani e da quelle della sua consorte. Ha clienti che scelgono di indossare le sue camicie da mezzo secolo.

Da lui bisogna andare con le idee molto chiare. Una volta prese le misure, Salvatore, realizza il carta modello e poi il telino per la prima prova. Una volta apportate le modifiche tecniche al telino ecco che, se tutto è perfetto, passa alla realizzazione della camicia. E li dovete intervenire voi. Dovete esser voi a dirgli quali dettagli preferite. Anche perchè lui realizza di tutto.

Anche i materiali da lui utilizzati sono i migliori. I suoi preferiti sono i Carlo Riva, paragonabili oggi a Ferrari e a Bentley.


Salvatore Starita non ha siti internet. Per apprezzare la sua schiettezza e umiltà dovete chiamarlo allo 081-7645220, fissare un appuntamento e andarlo a trovare nel suo piccolissimo laboratorio di Napoli, in via Monte du Dio 52. Non aspettatevi un salotto iper lussoso perchè rimarrete delusi. Da lui vanno professionisti e notabili della Napoli bene per un semplice motivo: sa fare delle camicie su misura impeccabili. Scusate se è poco!